L’unità d’Italia (1848-1870)

 

 

Prima guerra d’indipendenza.

 I moti viennesi del 1848 si estendono a Venezia e Milano (Cinque Giornate di marzo). Per evitare carneficine, il maresciallo austriaco Radetzkysi ritira nel “quadrilatero ” fortificato Verona-Mantova-Peschiera-Legnago, mentre la rivolta si estende ai ducati di Parma e Modena. Scongiurato dai milanesi e da volontari provenienti da tutta Italia, Carlo Alberto di Piemonte dichiara guerra all’Austria (23.3.1848), anche per evitare che i repubblicani prendano il sopravvento, come già è avvenuto a Venezia. Sconfitti a Goito e Pastrengo (30.4.1848), gli Austriaci ricevono rinforzi dal generale Nugente contrattaccano, vincendo a Curtatone, Montanara e Custoza (25.7.1848). Carlo Alberto è costretto all’armistizio di Vigevano (9.8.1848), con cui rinuncia a ogni pretesa. Il nuovo governo di Giobertidenuncia però l’accordo e i Piemontesi passano il Ticino a Boffalora (12.3.1849), incontrando una forte resistenza austriaca che li costringe a ripiegare su Novara. Carlo Alberto abdica in favore del figlioVittorio Emanuele II, che sigla la pace di Milano (10.8.1849). Nell’estate, la restaurazione tocca le città di Firenze, Roma e Venezia.

 

Seconda guerra d’indipendenza.

 L’accordo segreto di Plombières (20.7.1858) fra la Francia di Napoleone III  e il ministro piemontese Cavour  prevede la costituzione di un Regno dell’Alta Italia da assegnare a Vittorio Emanuele II in cambio della cessione di Nizza e della Savoia alla Francia. Cavour riarma il Piemonte e permette a  Garibaldi di costituire il corpo dei Cacciatori delle Alpi. Dopo inutili proteste, il generale austriaco Gyulai varca il Ticino, ma è sconfitto a Montebello, Palestro (31.5.1859) e Magenta (4.6.1859) dai Franco-Piemontesi, che entrano trionfalmente a Milano e ottengono altre vittorie a Solferino e San Martino  (23-24.6.1859). Garibaldi avanza a Varese e San Fermo e l’intera Italia centrale è percorsa

da rivolte. Temendo un Piemonte troppo forte, Napoleone III offre all’Austria l’armistizio di Villafranca  (8.7.1859), che di fatto cede la Lombardia ai Piemontesi. Nel 1860 Cavour convince Napoleone III ad accettare i plebisciti di Emilia, Toscana, Marche e Umbria, che decidono per l’annessione al Piemonte. Intanto, salpato da Genova, Garibaldi intraprende la spedizione dei Mille  per liberare il sud. Sbarcato a Marsala (11.5.1860), assume la dittatura della Sicilia. Vince a Calatafimi (15.5.1860) le truppe diFrancesco II di Borbone, varca lo stretto di Messina ed entra trionfalmente a Napoli (7.9.1860). Con l’incontro di Teano (8.11.1860), Garibaldi rimette il potere nelle mani di Vittorio Emanuele II, che ormai può proclamare il Regno d’Italia (17.3.1861) e trasferire la capitale a Firenze (1864).

 

Terza guerra d’indipendenza.

 Rifiutata l’offerta di Francesco Giuseppe per la sovranità sul Veneto, l’Italia si unisce alla Prussia nella guerra contro l’Austria-Ungheria (23.6.1866). I Piemontesi di La Marmora  sono battuti a Custoza (29.6.1866), anche se Garibaldi conquista la Valcamonica. In seguito alla sconfitta di Sadowa (3.7.1866) contro i Prussiani, l’Austria chiede la mediazione della Francia e ripropone la cessione del Veneto agli Italiani. Intanto il generale Cialdini penetra fino a Udine e Garibaldi, vittorioso a Bezzecca  (21.7.1866), punta su Trento; ma la flotta italiana dell’ammiraglio Persano viene sconfitta a Lissa  (20.7.1866) da von Tegethoff. L’armistizio di Cormons (12.8.1866) e la pace di Vienna  (3.10.1866) consegnano il Veneto a Napoleone III, che lo cede definitivamente all’Italia.

Nel 1867 Garibaldi tenta la presa di Roma, ma è fermato a Mentana (3.11.1867) dai Francesi. Occorre attendere il 1870 e l’abdicazione di Napoleone III (difensore dello Stato Pontificio) perché gli Italiani capeggiati da Cadorna entrino a Roma (20.9.1870) e la eleggano a capitale del regno.

 

 

 

LA GRANDE GUERRA (1914-1918)

 

Inizi del conflitto. La sistemazione dei Balcani, conseguita faticosamente con la Pace di Bucarest  (1913) è illusoria. Un membro del movimento nazionalista serbo assassina l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo (1863-28.6.1914), quale rappresentante del trialismo, ossia il tentativo di trasformare l’Impero in uno Stato austro-ungaro-croato. L’Austria lancia un vano ultimatum alla Serbia, lasciandole 48 ore per punire i colpevoli e sciogliere i movimenti terroristici, con l’aiuto di forze austriache. Francia e Russia stringono i rapporti d’alleanza, mentre Germania e Austria si mobilitano. La Germania dichiara guerra a Russia e Francia (1-3.8.1914), mentre l’Inghilterra invia un ultimatum alla Germania affinché rispetti la neutralità belga. La risposta negativa induce alla dichiarazione di guerra inglese (4.8.1914). Austria e Germania si trovano così in conflitto aperto con Serbia, Inghilterra, Francia e Russia, cui si aggiunge anche il Giappone (23.8.1914), desideroso di subentrare ai Tedeschi nella Cina settentrionale, mentre Turchia e Bulgaria si schierano con la Triplice Alleanza (5.11.1914). La I Guerra Mondiale  ha inizio.

Il piano del tedesco Alfred von Schlieffen  (1833-1913) si basa sulla difesa ad est e su un rapido e risolutivo attacco ad occidente, dove i Francesi devono essere aggirati verso la Manica, passando per il Belgio. Il piano è però modificato dal capo di Stato Maggiore tedesco Helmuth J. von Moltke  (1848-1916), che indebolendo l’ala destra non riesce a travolgere i Belgi. L’offensiva francese del generale Joseph J. C. Joffre  (1852-1931) porta alle infruttuose battaglie di Mulhouse  (9-10.8.1914) e Lorena  (20-22.8.1914), e permette ai Tedeschi di Moltke di superare il confine, giungendo a poca distanza da Parigi (5.9.1914). Il contrattacco francese si realizza nella battaglia della Marna  (6-9.9.1914), che comporta la ritirata tedesca e la rimozione di Moltke. Inizia ora la lunga e logorante guerra di posizione in trincea.

Guerra di trincea.

I Tedeschi conseguono qualche vantaggio ad Ypres  (22.4-25.5.1915), impiegando anche gas tossici (l’iprite). Poi è la volta della cruentissima battaglia di Verdun  (21.2-21.7.1916), in cui entrambe le parti registrano enormi perdite senza apprezzabili risultati. I Tedeschi sono ora comandati da Paul von Hindenburg  (1847-1934) ed Erich Ludendorff  1865-1937), i Francesi da Robert-Georges Nivelle  (1856-1924), quindi da Philippe Pétain  (1856-1951). Alla Somme  (24.6-26.11.1916) gli Anglo-Francesi

falliscono lo sfondamento, mentre i Tedeschi sono costretti a ritirarsi (18.3.1917) fra Arras e Soisson.

La battaglia navale dello Jütland  (31.5-1.6.1916) tra Inglesi e Tedeschi ha esito incerto, mentre il blocco del commercio con la Gran Bretagna viene affidato alla guerra sottomarina e all’azione di alcuni incrociatori oceanici, questi ultimi affondati dagli Inglesi alle Falkland  (8.12.1914).

Il fronte orientale. Dopo la vittoria di Gumbinnen  (19-20.8.1914) Hindenburg batte i Russi a Tannenberg  (26-30.8.1914) e ai Laghi Masuri  (6-15.9.1914), provocando una grande ritirata. Gli Austro-Ungarici avanzano a Leopoli  (8-12.9.1914), ma poi perdono la Galizia orientale. Una successiva avanzata tedesca ai Laghi Masuri (4-22.2.1915) porta alla resa di oltre centomila Russi e alla conquista della Prussia orientale. I Russi penetrano nei Carpazi e in Ungheria (aprile 1915), ma l’Austria vince a Tarnovo e Gorlice  (aprile 1915), attestandosi in Galizia e Bucovina. Da qui in avanti Germania e Austria vincono costantemente, soprattutto durante la grande offensiva (luglio 1915) dal Baltico al San, con la presa di Varsavia, Kaunas, Brest-Litovsk e Vilna. La battaglia di Tarnopol  (6-19.9.1916) impone una sosta, seguita però dall’offensiva di Brusilov (giugno-agosto 1916), in cui le truppe russe accusano i primi segni di forte demoralizzazione.

Sia gli USA che papa Benedetto XV  (1914-1922) tentano mediazioni di pace (1916-1917), ma mentre i Tedeschi sono favorevoli a una trattativa, l’Inghilterra appare intransigente. Neppure la salita al trono del nuovo imperatore d’Austria-Ungheria, Carlo I (1916-1919) riesce a operare una svolta di pace.

Il fronte meridionale. Marciando nei Balcani, gli Austriaci prendono Belgrado  (9.10.1915) e Bucarest (6.12.1916). Cipro e l’Egitto divengono britannici (1914), ma l’Intesa fallisce lo sbarco a Gallipoli  (9.1.1916). I Turchi non riescono a prendereSuez, pur fermando gli Inglesi a Kut-el-Amarah (29.4.1916), sebbeneBaghdad, e più tardi la Persia intera, cada in mano ai Britannici (11.3.1917).

L’Italia, che aderisce alla Triplice Alleanza, resta neutrale, ma si sposta via via verso la Triplice Intesa al fine di conseguire guadagni in Adriatico e Trentino. Col Patto di Londra  (26.4.1915) ottiene una segreta promessa circa lo spostamento del confine al Brennero, l’acquisto della Dalmazia e di alcune colonie tedesche in cambio della partecipazione attiva. La dichiarazione di guerra all’Austria-Ungheria (24.5.1915) avviene nonostante l’impreparazione dell’esercito. L’esercito italiano comandato da Luigi Cadorna  (1850-1928) inizia le ostilità (24.5.1915), conquistando terreno nelle prime battaglie dell’Isonzo  (23.6-10.11.1915) nonostante la primitiva tattica dello scontro frontale conduca a fortissime perdite. Il comandante austriaco Franz Conrad (1852-1925) dà luogo alla Spedizione Punitiva (15-24.5.1916), che sfonda le linee italiane ma deve poi fermarsi sul Pasubio e sull’altipiano d’Asiago. Gli Italiani contrattaccano e conquistano Gorizia  (9.8.1916), assestandosi sull’Isonzo con una serie di aspre battaglie. I Tedeschi inviano un contingente in aiuto agli Austriaci, i quali possono così sfondare a Caporetto, mandando in rotta gli Italiani (24.10.1916). Il disastro sembra irreparabile, finché le truppe di Cadorna si assestano sul Piave  e al monte Grappa.

La Rivoluzione Sovietica. Già dall’inizio del conflitto gli Stati Uniti di Thomas W. Wilson ( 1912-1919) parteggiano per l’Intesa, ma è la guerra navale e sottomarina attuata dai Tedeschi (affondamento del "Lusitania" e dell’"Arabic" - maggio-agosto 1915), ben presto praticata indiscriminatamente (1917), a provocare l'entrata in guerra degli USA (6.4.1917). Intanto, il nuovo gabinetto inglese di Guerra presieduto da David Lloyd George  (dal 1916) attua una politica più pugnace, così come il nuovo governo francese di Georges Clemenceau (1917-1919). La situazione sul fronte avverso è invece sempre più tragica. In Germania nasce e si rafforza la schiera dei socialisti che reclamano la fine delle ostilità e, proclamando ondate di scioperi nelle fabbriche di

armamenti, mettono in ginocchio il Governo. L’Austria è un Paese allo sfascio, la cui debolezza si fa ormai sentire abbondantemente sul piano militare.

La crisi austro-tedesca si allevia un poco con il crollo della Russia zarista. Disordini, scarsità di viveri e scontento popolare danno luogo alla Rivoluzione di Febbraio  (marzo 1917) a Pietroburgo, che provoca la caduta del Governo e l’abdicazione di Nicola II  (1894-1917). I Tedeschi fanno sì che Vladimir Ilijc Ulianov "Lenin" (1870-1924) giunga in Russia dall’esilio svizzero per suscitare la rivoluzione socialista (aprile 1917). Ma al I Congresso Panrusso dei Soviet  (giugno 1917) i socialisti rivoluzionari (menscevichi) hanno la meglio sui bolscevichi, i cui moti di rivolta a Pietroburgo falliscono per intervento dell’esercito (aprile-luglio 1917). Lenin fugge in Finlandia e Aleksandr F. Kerenskij  (1881-1970) diviene presidente del consiglio (luglio 1917). I bolscevichi ritornano in Russia per dare vita alla Rivoluzione d’Ottobre  (6-7.11.1917), che mette agli arresti i membri del governo provvisorio. Il Consiglio dei Commissari del Popolo decreta la fine delle ostilità (8.11.1917), espropriando tutti i grandi possidenti terrieri e l’autodeterminazione dei popoli che compongono l’ex impero russo. L’Ucraina firma la pace con Austria, Germania e Turchia, così come fa la Russia con la Pace di Brest-Litovsk (3.3.1918), con cui rinuncia a Livonia, Curlandia, Lituania, Estonia e Polonia, riconoscendo anche l’autonomia di Finlandia e Ucraina. Bielorussia, Caucaso, Georgia, Armenia e Azerbaigian dichiarano la propria indipendenza, mentre la famiglia dello zar viene assassinata dai bolscevichi a Ekaterinburg (16.7.1918). Anche la Romania mette fine alle ostilità con la Pace di Bucarest  (7.5.1918).

Fine della guerra. Liberati dal fronte orientale, i Tedeschi tentano disperate offensive sulla

(marzo-luglio 1918), che non portano a risultati rilevanti. Gli Alleati sotto il comando di Ferdinand Foch (18151-1929) contrattaccano ad Ameins (8.8.1918), costringendo i Tedeschi alla ritirata. Sul fronte meridionale, dopo la tragedia di Caporetto, Cadorna deve cedere il comando (8.11.1917) ad Armando Diaz  (1861-1928), che riorganizza l’esercito. L’Italia resiste bene alla nuova offensiva austriaca (15.6.1918), attuata pochi giorni dopo che un mas affondi la corazzata austriaca "S. Stefano" a Premuda (10.6.1918). La controffensiva italiana sfonda la linea del Piave e occupa Vittorio Veneto  (30.10.1918), aprendo le porte per l’occupazione di Trento e Trieste (novembre 1918).

Intanto il presidente americano Wilson stila i Quattordici Punti per il futuro del mondo (8.1.1918), che prevedono la liberalizzazione degli scambi economici su base planetaria, la soddisfazione delle ambizioni coloniali di molti Paesi, il ritiro di Austria e Germania dai territori russi, la nascita di Stati nazionali nell’Impero Austro-Ungarico e Ottomano, l’indipendenza della Turchia e l’apertura egli Stretti, la creazione dello Stato polacco e, soprattutto, la nascita dellaSocietà delle Nazioni.

Il governo tedesco propone l’armistizio a Wilson (4.10.1918) sulla base dei suoi punti programmatici, ma costui si ripromette di parlare solo con rappresentanti democratici. Intanto la flotta del Reich si ammutina a Wilhelmshaven  (29.10.1918), mentre scoppia la Rivoluzione di Monaco (8.11.1918), subito imitata a Berlino, che costringe il Kaiser alla fuga in Olanda. Viene proclamata la Repubblica, i cui rappresentanti firmano l’armistizio con l’Intesa (11.11.1918). In Austria, Carlo I propone la costituzione di un impero federale, ma Ungheria e Cecoslovacchia dichiarano l’indipendenza, mentre Sloveni e Croati danno vita alla Iugoslavia (ottobre 1918). L’armistizio con l’Italia (3.11.1918) precede l’esilio di Carlo I, che rifiuta di abdicare (11.11.1918). Dopo la sconfitta di Giaffa  (settembre 1918), anche la Turchia capitola, firmando l’Armistizio di Mudros (30.10.1918).