STORIA DELL'ISTITUTO

 

 

 L'edificio che ospita il nostro Istituto ha una storia molto lunga, che per la maggior parte non è mai stata scritta; pochi sono i documenti che la testimoniano.

 In questa ricerca non sono riuscito a trovare documenti probanti più antichi del 1700, quindi non mi è stato possibile risalire ad eventuali possessori precedenti a tale periodo.

 

 Le prime informazioni si possono rilevare da una tavola di Pierre Mortiere fatta a  mano, con la tecnica a "volo d'uccello" che risale al 1670 ed è stata pubblicata nel 1700 nell'Atlante. In questa tavola si ha una vista prospettica dall'alto, naturalmente non è molto accurata nei particolari, ma già si vede che il palazzo esisteva all'epoca.

 Le più antiche notizie ufficiali sono quelle fornite dal vecchio Catasto Napoleonico, già dalla seconda metà del 1700, aggiornato nel corso degli anni, passando poi al Catasto Austriaco, fino al nostro attuale.

 

 I dati più antichi riguardo ai possessori del palazzo sono forniti dal Registro dei Possessori del Catasto Austriaco e conducono a Bartolomeo Patella. Questi viene descritto nel libro "Rovigo, personaggi e famiglie" di Luigi Contegiacomo come un ricco proprietario terriero con vasti possedimenti tra Padova e il Polesine.                                            Le prime tracce di questa famiglia le ho trovate presso l'archivio delle nascite della Canonica del Duomo di Rovigo, dove è registrato il 12 Dicembre 1574 il battesimo di Alessandra Patella, figlia di Cristoforo.

 

 I Patella grazie a questi possedimenti fondiari acquisiscono il titolo nobiliare, che non possedevano originariamente; un Bartolomeo Patella, la cui pietra sepolcrale si trova nella chiesa di S. Francesco a Rovigo, fu consigliere del comune di Rovigo nel 1442 e nel 1470 fu investito del feudo nobile di Villadose, incoronato da Borso d'Este, per divenire alla carica di ambasciatore di Rovigo. Può risultare interessante il fatto che tutta la famiglia pur essendo nobile si curava direttamente dei loro fondi. Ancora oggi si conserva la loro dimora di campagna, la Villa del Doge, trasformata ora in sede del Municipio di Villadose.  

 Conferma della loro nobiltà è data da un elenco ufficiale fatto nel 19° secolo dagli austriaci in seguito alle confusioni dovute alla guerra per scacciare gli spagnoli, in questo elenco tutti i componenti della famiglia Patella vengono aggregati al "Magnifico Consiglio della Regia Città di Rovigo". Altra fonte è la "Genealogia delle famiglie nobili della città di Rovigo", scritta da Gaspare Locatelli, famoso storico dell'epoca.

 Prezioso testimone è lo stemma della famiglia, presente sopra la porta di ingresso posteriore dell'atrio della scuola, di cui ho trattato separatamente nella stessa tesina.

 A seguito di un'indagine telefonica è risultato che questa famiglia avesse avuto origini greche, infatti Patella è il nome di un mollusco tipico della Grecia con la  conchiglia a cono molto basso che aderisce alle rocce litorali col piede a ventosa. Sembra che i suoi componenti praticassero i mestieri di pescatori e poi di mercanti, arrivando in Italia, passando per Foggia, Roma, Firenze per arrivare fino a Chioggia, e stabilirsi nella seconda metà del  1400 in Polesine, a Villadose, dove ancora oggi c'è un oratorio costruito per loro e ospitante le spoglie di Bartolomeo e di  Costanza, del quale parlerò dopo.

 Prima della morte di Bartolomeo, avvenuta nel 1818, il "Palazzo Patella" era passato al cugino Giovanni Battista, il quale combattendo gli Austriaci accampati a Boara, morì nel 1809, lasciando il palazzo alla figlia, la Contessa Costanza, chiamata talvolta Costanzina.

 

 Costanza vende la proprietà ad una nuova famiglia: I Montalti, dei quali non ci è rimasta molta documentazione. Nello stesso anno al Registro dei Possessori del Catasto Austriaco risultano intestatari Montalti Arnoldo e Leone cugini, mentre nel 1845 la proprietà passa esclusivamente ad Arnoldo.

 Un'altra testimonianza del passaggio di questa famiglia è la "M" disegnata sotto lo stemma, integrato nei ricami della porta, si veda qui a fianco l'immagine.

 

 Nel 1850 il palazzo viene adibito a Gendarmeria Austriaca, testimonianza di ciò è visibile nella facciata frontestrada, come si vede nella figura. Probabilmente l'esercito pagava un canone di affitto ai Montalti, ancora proprietari.

 

 Nel 1852 la Provincia ne acquista la proprietà.

 

 In seguito, nel 1860 il "Palazzo Montalti" ospita il seminario e le scuole superiori.

 

 Il 22 Dicembre 1868 il consigliere Alessandro Casalini propone di costruire una scuola tecnica comprendente corsi di osservazione metereologica e quantificazione idrometrica, nel 1871 viene inaugurato il primo corso della scuola agraria di Rovigo, il progetto però non ha successo e in meno di un anno vene chiusa.

 

 Nel 1877 diventa Prefettura provinciale.

 

 L'11 Luglio 1904 viene approvato il progetto del professore Ferruccio Viola di creare una scuola tecnica costituita da tre indirizzi: fisico-matematico, ragioneria e agrimensura. Il tutto viene preso in considerazione, in breve tempo vengono stanziati i fondi necessari e nel medesimo anno la scuola apre. Inizialmente la sede si trovava in via Trento, nel palazzo di proprietà della parrocchia, successivamente viene spostata nel palazzo Montalti, grazie all'intervento di Amos Bernini, allora sindaco di Rovigo, del quale ci rimane un busto in bronzo, opera di Armando Zago, alto 4 metri in viale Regina Margherita, dove fu posto il 16 Giugno del 1912. Durante la seconda Guerra Mondiale il busto viene smontato per essere   colato insieme ad altri metalli per ragioni belliche, alla fine degli anni quaranta viene riposto nel suo posto originario.

 Amos Bernini nasce a Melara l'11 marzo 1842, compie gli studi ginnasiali e si diploma come maestro elementare. Comincia ad insegnare  e nel frattempo si iscrive alla facoltà di legge a Padova, da cui si sposta in provincia di Ferrara. Laureatosi, pratica l'avvocatura nella provicia ferrarese ma dopo aver avuto dei contrasti con Napoleone viene espulso dal regno d'Italia, esiliato in Svizzera. Rientrato in Italia si arruola tra i volontari  Garibaldini. Nel 1870, ritornato a Melara, viene eletto sindaco del paese, nel 1874 diventa deputato per il partito democratico costituzionale nel collegio di badia Polesine. E' stato promotore del progetto della bonifica Padana. Nel 1882 si trasferisce con la moglie a Rovigo, dove per cinque anni ricopre la carica di presidente delle Deputazione provinciale, qui promuove l'estensione dell'istruzione primaria nei comuni della provincia e l'istituzione delle scuole medie nella città. Nel 1889 è consigliere comunale di Rovigo, successivamente ricopre la carica di Sindaco e viene riconfermato per una seconda volta.

 

Nel 1906 il palazzo viene acquistato dal Comune, che provvede a ristrutturarlo per destinarlo a sede dell'Istituto Tecnico.

 

Il 1° Giugno 1907, dopo minuziose indagini il ministero dichiara la scuola legalmente riconosciuta.

 

 

I primi diplomi di agrimensura vengono rilasciati nell'anno scolastico 1907/1908. Da ora l'istituto prende il nome di "Edmondo De Amicis", che in questo peiodo scrive "Cuore", libro ricco di alti ideali.

 

 A questo periodo risale l'"Aula delle Rimembranze", ambito progetto del preside Viola, che realizza nel 1923. La sua ubicazione è l'antica e imponente sala del consiglio provinciale, che è stata arricchita con signorili decorazioni, festoni di alloro, bacche d'oro intorno agli archi delle finestre e un imponente lampadario. La sua funzione è quella di una sorta di tempio per contemplare le vittime della guerra che in questo periodo non risparmia neanche gli allievi della scuola.

 

 

 Qui vengono celebrate tutte le manifestazioni e ogni settimana viene fatta una messa in suffragio di ex allievi e insegnati. Due grandi lapidi di marmo contengono i nomi degli allievi caduti in guerra, l'aula è adornata anche da oggetti come preziose lampade votive in ferro battuto, ritratti degli alunni caduti, ricchi fregi e arredi, un altare al centro della stanza, è opera dell'architetto Rupolo, la Madonna della Pace del Pullini, opere in legno dello scultore Stuflessere, l'armonium donato dalla famiglia Granata e l'elica a fianco dell'altare in ricordo di Umberto Maddalena, aviatore di cui ci rimane una statua in gesso. Molte testimonianze di quest'aula ci sono rimaste negli scantinati dell'attuale istituto per ragionieri De Amicis, che si staccò dalla sede unica portando con se documentazione e oggetti. Da questi vecchi archivi tra i documenti rinvenuti è possibile visualizzarne alcuni tra i più interessanti in coda alla tesina.

 Nel 1924 un incendio danneggia un'ala retrostante del palazzo, quindi vengono fatti nuovi interventi con i quali viene adattato l'edificio alle esigenze della scuola.

 Nel 1932 il palazzo viene nuovamente acquistato dalla provincia, che non ne cambia la destinazione d'uso.

 Acquistato il nome definitivo di "Amos Bernini", la scuola conserva il suo indirizzo di istituto tecnico per geometri fino ad oggi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

QUI SOPRA LA MAPPA DISEGNATA DA MORTIERE, SI Può NOTARE IL RILIEVO DEGLI EDIFICI E LA POSIZIONE DEL NOSTRO STABILE.

 

 

 

 

 

NELLA FIGURA L’ATTUALE MUNICIPIO DI VILLADOSE.

 

 

 

 

LO STEMMA DELLA FAMIGLIA MONTALTI, PRESENTE ANCHE A VILLADOSE, ATTORNIATO DA PENNE E SOVRASTATO DA UNA CORONA.

 

 

LA CONCHIGLIA DEL MOLLUSCO PATELLA.

 

L’ORATORIO DI VILLADOSE

 

 

IL PORTONE DI INGRESSO DAL CORTILE INTERNO CON AL CENTRO LA “M”.  TALE DISEGNO E’ PIU’ VISIBILE NELLA RIPRODUZIONE FATTA CON IL PROGRAMMA DI DISEGNO AUTOCAD.

 

 

LA FACCIATA ANTERIORE DELLA SCUOLA, DOVE E’ RIMASTA LA SCRITTA.

 

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FERRUCCIO VIOLA

 

 

 

AMOS BERNINI

 

 

 

PUO' RISULTARE INTERESSANTE VEDERE IL TELEGRAMMA CHE E' STATO MANDATO A ROMA PER SOLLECITARE LA RIUNIONE PER OTTENERE LA REGIFICAZIONE.

 

 

 

 

QUESTO E' UN ELENCO SCRITTO ALL'EPOCA DEI DIPLOMATI TRA IL 1906 E IL 1933.

 

 

 

 

FOTO DELL’AULA DELLE RIMEMBRANZE

 

 

 

 

    

ALCUNI DEGLI OGGETTI TROVATI NELL’ARCHIVIO DELL’ISTITUTO DE AMICIS.

 

 

 

 

 

 

 

LA SCUOLA OGGI.