ESTIMO
Viste le problematiche analizzate
precedentemente riguardo a lavori da effettuare al nostro edificio
(modificazione della statica della scala) è interessante fare un’analisi
estimativa riguardo alla convenienza o meno di fare questo tipo di intervento
mediante il procedimento qui sotto esposto visti i requisiti dell’istituto:
proprietà pubblica e uso collettivo.
IL
RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO ESISTENTE
La domanda
di aree idoneizzate all’insediamento residenziale e allo svolgimento di
attività produttive nel settore dei servizi può venire in parte soddisfatta
dotando dei nuovi standard urbanistici previsti zone urbane di precedente
occupazione.
Nei centri
storici esistono spesso edifici e interi quartieri degradati, non soltanto dal
punto di vista fisico, ma anche sotto l’aspetto umano e sociale. Molte case
sono fatiscenti,perché abbandonate dalla primitiva popolazione, che si è
spostata in zone dove ha trovato più confortevoli condizioni residenziali e più
favorevoli occasioni di svolgimento della propria attività, mentre ad essa è
subentrata una popolazione precaria, spesso irregolare, in attesa di
integrazione economica e di inserimento sociale, nonché di una più decorosa
sistemazione. Le opere infrastrutturali e di urbanizzazione non corrispondono
più ai nuovi parametri richiesti e debbono essere adeguate.
Al di fuori dei centri storici, in fasce che un tempo erano di estrema periferia e con la crescita delle città sono state inglobate nel tessuto urbano, esistono spesso vaste aree già sede di attività industriali, venute meno perché non più convenienti o trasferitesi in posizioni più strategiche: tali aree giacciono inutilizzate in attesa che ne venga definita la destinazione.
Il fuor di
dubbio che il riutilizzo di queste aree di vecchio insediamento sia conveniente,
data la loro favorevole collocazione e stante la difficoltà di reperire aree
nuove. Il problema che si pone è piuttosto quello se sia più conveniente la
demolizione dei vecchi fabbricati, o il loro restauro e ricupero funzionale: la
cosa vale sia per gli edifici di proprietà privata, che possono venir
sottoposti a vincolo conservativo, sia per gli edifici di proprietà pubblica.
Molti vecchi
edifici hanno pregi architettonici e valore storico: non soltanto le antiche
dimore nobiliari e di lusso come castelli e palazzi, ma anche le case di
normale abitazione per famiglie, gli edifici costruiti per una funzione
pubblica e, spesso, gli stessi fabbricati industriali disusati. Il loro
ricupero può avvenire riadattandoli all’uso abitativo attraverso il restauro
delle parti esposte, per salvarne il valore architettonico, e con una
ristrutturazione interna; oppure destinandoli a nuove funzioni, quali lo
svolgimento di attività private nel terziario (centri commerciali e
artigianali, ristoranti, alberghi, ritrovi, ecc.), o la fornitura di pubblici
servizi (scuole, biblioteche, musei, mostre, centri sociali, ecc.).
Il problema
di scelta della destinazione più conveniente fra la demolizione e le diverse
possibilità di ricupero funzionale può risolversi in base a considerazioni di
carattere puramente finanziario, o in base a una valutazione economica globale
in termini sociali. Sul piano puramente finanziario, la soluzione più
conveniente è quella che realizza il massimo valore di trasformazione. In
termini sociali, la soluzione più
conveniente deve invece essere ricercata attraverso l’analisi costi-benefici.
Qualsiasi opera, che sia fatta per il
raggiungimento di un fine e comporti l’impiego di risorse, presenta aspetti
positivi (benefici) e aspetti negativi (costi), la cui messa a confronto
costituisce il procedimento generale per giudicarne la convenienza denominato
analisi costi-benefici.
Per le opere pubbliche, i benefici e i
costi vanno riferiti all’intera collettività. Le opere possono avere effetti
contrapposti nei confronti dei singoli individui e nei riguardi dell’intero
corpo sociale (ad esempio la costruzione di una strada migliora le condizioni9
della viabilità, ma danneggia l’ambiente, avvantaggia i cittadini che
direttamente se ne servono, ma danneggia i proprietari dei terreni
espropriati).
L’analisi costi-benefici è resa più
complessa rispetto alle applicazioni in campo privato per i seguenti motivi:
a)
si ha una
concatenazione di effetti, sia in termini di benefici sia in termini di costi,
si protrae in un lungo periodo;
b)
accanto ai
benefici e ai costi valutabili direttamente in moneta, vanno considerate anche
le utilità e le disutilità legate ad un uso
esterno delle risorse create o distrutte, le quali sono difficilmente
monetizzabili;
c) non vanno trascurati gli effetti
sociali di carattere puramente qualitativo, la cui monetizzazione è
praticamente impossibile (miglioramento o peggioramento della qualità della vita, intesa come igiene,
sicurezza, serenità, tranquillità e gradevolezza dell’esistenza).
La
valutazione degli effetti non monetizzabili,ma ritenuti socialmente apprezzabili, è più che altro una questione di
interpretazione politica dei bisogni sociali, come è pur sempre politica la
decisione di fare o non fare una determinata opera, qualunque sia il responso
dell’analisi economica. Comunque, proprio perché chi ha il potere di decidere
disponga di tutti i possibili elementi di giudizio, l’analisi economica si pone
come fase indispensabile nell’iter di
approvazione di un progetto di opera pubblica. L’analisi si svolge attraverso
le seguenti fasi:
1. individuazione e determinazione dei costi;
2. individuazione e determinazione dei benefici;
3. determinazione dei tempi da cui dipendono e in
cui si collocano i costi e i benefici;
4. assunzione del saggio di attualizzazione dei
costi e dei benefici futuri;
5. scelta del criterio di confronto fra costi
e benefici.
I costi di
un’opera pubblica possono classificarsi in diretti,
indiretti e sociali.
I costi diretti (di investimento e di esercizio) sono gli
oneri che gravano finanziariamente sul soggetto (Ente pubblico) che realizza
l’opera e dovrà poi mantenerla in funzione. Essi comprendono tutte le
erogazioni di denaro necessarie per l’attuazione dell’opera (costo di investimento) e per la sua
successiva gestione (costo di esercizio).
Il costo d’investimento è dato dalle spese necessarie per compiere l’opera,
e comprende le spese di progettazione, le indennità di espropriazione per
l’acquisizione dei terreni occorrenti e le spese di esecuzione materiale dei
lavori, per lo più affidati in appalto. Il costo di esercizio comprende le future
quote annue di manutenzione, assicurazione e reintegrazione, necessarie per
mantenere l’opera in stato di efficienza, e le spese occorrenti per il suo
funzionamento.
I costi indiretti (di investimento e di esercizio) sono gli
oneri che gravano finanziariamente su soggetti diversi dall’Ente realizzatore
dell’opera e possono distinguersi in:
• costi di investimento relativi ad opere
complementari a quella in oggetto. di necessaria e obbligatoria esecuzione;
• mancati redditi di preesistenti attività che
vengono sacrificate dall’esecuzione dell’opera;
• costi di esercizio delle attività rese
possibili dall’esistenza dell’opera.
I costi
sociali comprendono
i danni all’ambiente e i sacrifici che la presenza dell’opera impone per vario
motivo ai membri della collettività (ad esempio, l’allungamento dei tragitti
di abituale spostamento per l’interruzione della preesistente viabilità, le
perdite di tempo, ecc.): si tratta di costi la cui quantificazione in termini
monetari non è agevole e può avvenire con i procedimenti indicati per la stima
del valore d’uso sociale.
Analogamente
ai costi, i benefici possono essere classificati in diretti, indiretti e sociali.
I
benefici diretti sono
quelli che riguardano il soggetto che realizza l’opera (Ente pubblico). Essi
consistono o nelle maggiori entrate fiscali e tariffarie determinate
dall’esistenza dell’opera, o nel minor costo di gestione di un servizio
pubblico indispensabile, alla fornitura del quale l’opera è stata destinata.
Per le
opere pubbliche infrastrutturali (strade, elettrodotti, acquedotti, scuole,
ospedali, giardini, ecc.),che, per loro stessa natura, perseguono
essenzialmente obiettivi di vantaggio per la collettività, i benefici diretti
costituiscono la componente meno significativa del beneficio globale.
I benefici indiretti sono quelli che riguardano soggetti diversi
dall’Ente che realizza l’opera. Essi consistono nell’incremento del reddito
degli addetti ad attività economiche che vengono incentivate o promosse, sia
per effetto diretto dell’opera, sia per effetto indotto, sia (transitoriamente)
per effetto moltiplicatore del flusso
di ricchezza posta in circolazione dalla spesa per l’esecuzione dei lavori.
Possono anche consistere
in un
incremento del valore di mercato di immobili situati nella zona d’influenza
dell’opera pubblica.
I benefici sociali consistono nell’incremento delle utilità esterne dei beni territoriali e
ambientali indotto dall’opera pubblica, e nel generale vantaggio per la
collettività dovuto alla presenza di nuove infrastrutture: tutti elementi la
cui valutazione in termini monetari si basa ancora sull’accertamento della disponibilità a pagare.
I
costi e i benefici si distribuiscono in un certo arco Temporale: occorre
collocarli nei precisi momenti in cui si verificano, per poterli poi
attualizzare al fine di confrontarli. I costi di investimento vengono
sostenuti nell’arco di tempo preventivato per la realizzazione dell’opera, che
dipende in parte da ragioni tecniche, in parte da motivi di procedura
burocratica e in parte dalla disponibilità di fondi da parte dell’Ente
realizzatore. Non sempre questo tempo è prevedibile con certezza, perché
proprio la limitata disponibilità finanziaria cagiona a volte la sospensione
forzata dei lavori, che pure dovrebbero essere programmati compatibilmente con
un definito piano di finanziamento. I costi annui d’esercizio dell’opera
compiuta comprendono le quote di reintegrazione dei vari manufatti che la
compongono, in dipendenza della loro durata
tecnica, che va pertanto prevista. Le quote di reintegrazione sono
considerate nulle per quelle opere la cui durata tecnica è superiore alla loro durata economica. La durata economica di
un’opera corrisponde all’orizzonte
temporale massimo oltre il quale i benefici netti attualizzati diventano
insignificanti: per la maggioranza delle opere pubbliche, tale durata è
convenzionalmente fissata in 25 anni. I benefici di un’opera pubblica si
manifestano con gradualità crescente già durante la fase di esecuzione, se non
per azione diretta dell’opera, almeno per l’effetto moltiplicatore della
ricchezza messa in circolo con l’erogazione dei capitali d’investimento. Una
volta compiuta l’opera, i benefici diretti e quelli indotti possono raggiungere
più o meno rapidamente il massimo livello, mantenersi poi costanti oppure
decrescere a partite da un certo anno. É del tutto evidente che, ai fini
dell’attualizzazione, il preciso momento di collocazione dei benefici è altrettanto importante della loro
quantificazione. Come per i costi, l’arco temporale che si considera per i
benefici è quello che corrisponde alla durata economica dell’opera, fissata convenzionalmente, come ho detto
prima, in 25 anni.
Poiché il
saggio da usare è in sostanza quello al quale debbono venire calcolati gli
interessi sui capitali pubblici investiti, i quali provengono da fonte
tributaria e rappresentano una forma forzata dì risparmio imposta ai
contribuenti, esso dovrebbe rappresentare il saggio medio di tutti gli
investimenti ai quali potrebbe essere destinato il denaro dei cittadini, se non
fosse prelevato dal fisco. In ultima analisi, le opere pubbliche rappresentano
una forma preferenziale d’investimento dei risparmi della collettività, che può
apparire coatta dal punto di vista del singolo, ma che è l’
espressione di una volontà sociale mediata
dagli
organismi politici: in tal senso, il saggio in questione può essere denominato saggio
di preferenza sociale. La fissazione del saggio è, in definitiva, una
scelta politica: in concreto, esso viene stabilito dagli organismi di
finanziamento nazionali e internzionali comunitari, e si colloca attualmente
fra il 5% e l’8%.
Una
volta che i costi (C) e i benefici (B) siano stati quantificati e
localizzati nell’arco di tempo che rappresenta la durata economica
dell’investimento (n), definito che sia
Il saggio dì attualizzazione (saggio di
preferenza sociale), il giudizio di convenienza
all’esecuzione
dell’opera pubblica (o la scelta tra più opere alternative) può basarsi su
indici
diversi. Tra i più usati abbiamo:
• il
valore attuale netto (VAN);
• il
rapporto benefici/costi attualizzati (RBCA);
• il
saggio di rendimento interno dell’investimento (SRI);
• il
tempo di ritorno del capitale investito (TRC).
Ciascuno di
tali indici evidenzia in modo particolare certi aspetti dell’investimento, e
la sua scelta dipende dallo scopo dell’analisi.